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Tutorial di Redazione | 28-01-2026

John Bonham: Tutta la Verità sul musicista che ha Cambiato per Sempre la Batteria Rock

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John Bonham: Tutta la Verità sul musicista che ha Cambiato per Sempre la Batteria Rock

John Bonham. Per milioni di batteristi, questo nome è sinonimo di potenza, groove e innovazione. Ma cosa ha reso "Bonzo" una leggenda così immortale? È stato davvero il più grande di tutti? Il suo impatto sulla musica è stato così devastante che possiamo quasi paragonarlo a quello che Jimi Hendrix ha avuto sulla chitarra: dopo di lui, nulla è stato più come prima.

In questa guida completa, andiamo oltre il mito per analizzare i tre pilastri del suo stile: il suono iconico, il groove inimitabile e i fill rivoluzionari. Un'immersione profonda per capire perché, a decenni di distanza, il suo drumming continua a essere il punto di riferimento assoluto per il rock.

Leggi le altre guide dedicate ai grandi batteristi del rock: 

Il suono di Bonham: pelli tirate, fusti giganti e microfoni lontani

Il suono di John Bonham è un marchio di fabbrica: potente, grosso, risonante. Ma come lo otteneva? Contrariamente a quanto si possa pensare, il suono "pesante" di Bonham non derivava da pelli molli e accordature basse.

Una delle pelli più associate a Bonham è la Remo Controlled Sound. Si tratta di una pelle monostrato sabbiata con un rinforzo circolare nero al centro (il "dot"). Questa combinazione offre un suono unico: ha l'attacco definito dato dal dot, ma mantiene la risonanza e la "pancia" di una pelle monostrato, creando un timbro medioso e pieno di punch.

Influenzato dai suoi idoli jazz come Buddy Rich, Bonham accordava i suoi tamburi molto alti. Questa tensione elevata permetteva ai fusti (spesso di grandi dimensioni) di risuonare liberamente, generando un volume e un tono che potessero competere con le chitarre di Jimmy Page.

Il suono "enorme" che senti sui dischi dei Led Zeppelin è anche merito dell'ingegneria del suono. I fonici, invece di microfonare ogni singolo tamburo da vicino, spesso utilizzavano microfoni ambientali posizionati a grande distanza (celebre l'esempio della tromba delle scale di Headley Grange per "When The Levee Breaks"). Questo catturava non solo la batteria, ma il riverbero naturale della stanza, creando quella sensazione di spazio e grandezza che è diventata la sua firma.

Il groove: la potenza al servizio della canzone

Il groove di Bonham era potente, ma mai confusionario. Ascoltando qualsiasi brano dei Led Zeppelin, ti accorgerai che il kick e lo snare sono sempre presenti, potenti e definiti. Bonham aveva capito che questi due elementi sono il motore del rock.

A differenza di molti batteristi rock che colpiscono i piatti con tutta la loro forza, Bonham li usava con più parsimonia e musicalità. Il suo charleston era spesso leggero e arioso, mentre i crash erano accenti potenti ma mai soverchianti. Questo approccio è fondamentale: suonare i piatti troppo forte "mangia" il suono degli altri tamburi e crea un mix confusionario.

La dinamica è tutto. Imparare a suonare cassa e rullante con potenza, mantenendo al contempo un controllo più leggero sui piatti, è una delle lezioni più importanti che si possano apprendere da Bonham, ed è la chiave per un suono di batteria professionale in qualsiasi genere.

I fill: musicalità, furia e le iconiche terzine

I fill di John Bonham non erano semplici passaggi, ma vere e proprie frasi musicali cariche di personalità. I fill di Bonham non erano mai esibizioni fini a se stesse. Erano sempre musicali, perfettamente incastonati nell'arrangiamento e spesso usati per dialogare con la chitarra di Page o la voce di Plant.

Il suo contributo più rivoluzionario al vocabolario del rock è senza dubbio la terzina suonata con mano destra, mano sinistra, cassa. Prima di lui, l'uso della cassa all'interno dei fill era una pratica quasi esclusiva del jazz. 

Bonham ha importato questa idea nel rock, creando un fraseggio fluido, potente e incredibilmente veloce che suonava come una valanga di note. L'esempio più famoso è il fill iconico di "Dazed and Confused", un passaggio che ha spinto intere generazioni di batteristi a cercare un maestro per capire come fosse possibile eseguirlo.

Conclusione

Alla domanda iniziale, "John Bonham è il più grande batterista di tutti i tempi?", la risposta più onesta è che il concetto di "più grande" è soggettivo. Ma se la domanda fosse "è il più importante e influente?", la risposta sarebbe un fragoroso sì. Bonham è stato un architetto del suono, un innovatore che ha ridefinito il ruolo della batteria nel rock.

Ha unito la potenza di un dio del tuono alla finezza e alla musicalità di un jazzista, creando un linguaggio completamente nuovo. Il suo drumming non era un semplice accompagnamento, ma una forza trainante, un commento musicale tanto iconico quanto i riff di chitarra. La sua eredità non risiede solo nelle sue celebri terzine o nel suo suono monumentale, ma nell'aver dimostrato che si può essere potenti ed eleganti, primordiali e sofisticati, tutto nello stesso groove. E questo lo rende, senza dubbio, immortale.

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