Osservatorio
Editoriale SMMAG! #14 di Piero Chianura

Quando un compositore riceve l’incarico di realizzare la colonna sonora di un film, accade spesso che riceva dal regista o dal supervisore musicale anche un pre-montato contenente le cosiddette temporary tracks (o temp tracks). Si tratta di brani musicali temporanei, appunto, spesso tratti da altri film o album già editi, che vengono inseriti nel montaggio preliminare come guida per il compositore.
Il loro scopo è offrire suggerimenti utili dal punto di vista emozionale e stilistico circa le intenzioni narrative e il mood desiderato, agevolando la comunicazione tra regista e compositore per evitare fraintendimenti.
Uno dei vantaggi del loro utilizzo è proprio la chiarezza perché un regista che non ha competenze musicali può far capire che cosa vuole evocare in una scena. Durante il montaggio, musica e suoni, anche se provvisori, aiutano inoltre a mantenere il ritmo in assenza della colonna sonora definitiva. Perciò molti compositori apprezzano queste tracce come base da cui partire, auspicando però di poter discostarsene poi liberamente.
Uno dei principali limiti delle temporary tracks, infatti, è il cosiddetto temp love, ovvero l’attaccamento del regista alla traccia temporanea, al punto da richiedere al compositore di replicarla pressoché identica. Si tratta di un limite creativo imposto che può sfociare nel plagio involontario o costringere il compositore a imitare uno stile che non gli appartiene (per questo oggi la capacità di gestire stili diversi è una competenza molto apprezzata nei compositori di musica per le immagini).
Qualche volta accade che le temp tracks siano state composte dallo stesso autore a cui è richiesta la nuova colonna sonora. In questi casi, il rischio è duplice: da un lato si rischia una poco edificante auto-citazione, dall’altro può causare problemi legali, nel caso in cui i diritti di sincronizzazione dei brani precedenti appartengano a produttori o editori differenti.
Nella storia del cinema ci sono stati diversi casi controversi di utilizzo di temporary tracks. Ne Il gladiatore di Ridley Scott, alcune temp tracks usate durante il montaggio provenivano da La sottile linea rossa di Terrence Malick, entrambe composte da Hans Zimmer, che per questo subì dai critici l’accusa di essersi auto-plagiato, anche se il processo creativo era stato influenzato proprio dall’uso delle temp tracks.
Un altro esempio emblematico è The Hateful Eight (2015) di Quentin Tarantino. Durante il montaggio, il regista inserì come temp tracks alcune musiche di Ennio Morricone tratte dal film La cosa (The Thing, 1982). Anche dopo che Morricone accettò di comporre per il film una nuova colonna sonora originale, Tarantino mantenne alcuni brani preesistenti nel montaggio finale. Questo generò qualche tensione fra Tarantino e Morricone (che in passato aveva dichiarato di non apprezzare il modo in cui il regista utilizzava la musica nei suoi film). Il finale della storia? La colonna sonora di The Hateful Eight valse comunque a Morricone il suo primo Oscar.
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