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Osservatorio di Redazione | 12-05-2026

Editoriale SMMAG! #15 di Piero Chianura

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Editoriale SMMAG! #15 di Piero Chianura

La musica per videogiochi è oggi uno dei campi più stimolanti della composizione applicata. Non più semplice accompagnamento, ma parte integrante della progettazione esperienziale in cui ogni scelta sonora incide direttamente sulla percezione del giocatore, definendo ritmo, tensione e identità narrativa.

A differenza della musica per il cinema o la televisione, dove il flusso temporale è lineare, nel videogioco il tempo è circolare. Il compositore scrive un sistema musicale reattivo, in grado di adattarsi alle scelte del giocatore seguendo una logica adattiva e interattiva, dove temi, layer e variazioni si combinano proceduralmente in tempo reale per gestire la dinamica dell’audio: intensità, orchestrazione e transizioni possono reagire a variabili di gioco, dal livello di energia del personaggio al contesto ambientale.

Questa dimensione interattiva impone una scrittura diversa. Non si tratta più di “illustrare” un’immagine, ma di progettare un ambiente sonoro coerente e modulare. Ogni elemento sonoro deve poter convivere con gli altri, garantendo coesione anche nei cambi di stato emotivo. Il compositore per videogiochi è, di fatto, un sound designer narrativo, responsabile del bilanciamento tra immersione, chiarezza e impatto psicologico.

Oggi il compositore videoludico è chiamato a un doppio ruolo: padroneggiare i middleware audio e i flussi di integrazione (Unreal, Unity, Wwise), ma anche mantenere una visione musicale coerente e comunicativa. È, in senso pieno, un music designer: un ibrido tra il tecnico del suono e il compositore tradizionale.

Parallelamente, il panorama musicale mainstream sembra restringersi. Nella produzione pop contemporanea lo spazio per la musica strumentale si è quasi annullato: tutto ruota intorno alla voce, ai testi e all’identità del performer. L’industria discografica privilegia il messaggio, la personalità, la comunicazione diretta. In questo scenario, chi scrive musica “pura” trova sempre meno spazio nella discografia tradizionale, mentre continua a trovarne nella musica per le immagini, dove la componente narrativa del suono resta fondamentale.

Mentre la canzone pop tende all’uniformità espressiva e alla brevità algoritmica, la musica per i media interattivi si apre a forme più complesse, stratificate e sperimentali.

Cinema, teatro, installazioni multimediali e videogiochi condividono in fondo la stessa esigenza: una musica capace di sostenere e amplificare l’esperienza visiva o performativa. Ma, paradossalmente, è proprio il videogioco (il medium più giovane e tecnologico) ad aver restituito alla musica strumentale la sua funzione narrativa originaria.

Così, mentre l’industria discografica riduce la musica a veicolo d’immagine, il videogioco restituisce al suono la sua missione più antica: dare forma al tempo e costruire mondi.

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